Il progetto di Esculapio
Il progetto di Esculapio si fonda sul presupposto che la formazione in psicoterapia debba costantemente sostenere il desiderio per la Psicoanalisi.
Formazione, tecnica e obbligo
Nella formazione universitaria e postuniversitaria, nella specializzazione e, non ultima, nell’analisi personale, ciò che è tecnica e metodo richiama inevitabilmente la questione “obbligo”. Sembra che, anche per chi scelga di formarsi alla psicoanalisi, si tratti di dover fare i conti con un imperativo, con una serie di dettami imposti e prestabiliti: chi vuole acquisirne la conoscenza “deve” conoscersi, chi vuole impararne il metodo “deve” darsi alla metodicità di tappe predefinite.
Tuttavia, nell’orientamento psicoanalitico, la formazione non è concepita come il raggiungimento di uno status o di una competenza tale da legittimare il terapeuta definitivamente. Il sapere è da inventare e verificare caso per caso, nella migliore ispirazione freudiana, nell’esperienza clinica. Eppur vero che Freud (1926) ci dice che coloro che vi si avvicinano “debbono imparare a comprendere l’analisi per quell’unica via di cui disponiamo, e cioè sottoponendosi essi stessi ad analisi”.
L’aspetto didattico dell’analisi personale
Questa prescrizione ci introduce all’aspetto “didattico” dell’analisi personale.
La formula lacaniana “personale, didattica” ci permette di non cadere nella contrapposizione tra analisi personale e analisi didattica. Spesso quest’ultima viene considerata dal praticante analista come un “obbligo” legato alla formazione. Ma l’analisi personale non segue un tempo lineare, scandito da norme e prescrizioni; il tempo del soggetto è quello dell’après-coup.
Il desiderio dell’analista
Solo dall’attraversamento del fantasma deriva una nuova posizione soggettiva che, al di là di un effetto terapeutico sul piano sintomatico, ha a che fare con quello che Lacan chiama desiderio dell’analista. Esso non è il punto di partenza ma il prodotto dell’analisi: se il desiderio è stato interrogato nell’analisi, può concretizzarsi in una posizione “inedita”, quella dell’analista.
Si tratta di attraversare le identificazioni immaginarie a quei significanti che intrappolano il sapere psicoanalitico nel dogmatismo.
Dunque, seppur l’“unica via” è l’analisi, il suo imporla imprigiona il desiderio, che rischia di reticolarsi in conoscenze e tecniche, piuttosto che muovere l’analista nella libertà dei suoi atti. Pertanto, la Scuola Esculapio fa cadere l’“obbligo” dell’analisi perché essa è personale: sarà il transfert a muovere verso una domanda, non una domanda a muovere un transfert.
L’importanza della scelta
“Fare un’analisi” non richiedendola quale conditio sine qua non per la specializzazione quadriennale, ma scommettendo sul suo desiderio e creando le condizioni che rendano possibile tale scelta. La Scuola aspira alla nascita, negli allievi, di scelte, quali quella dell’analisi personale, che maturino dal desiderio e non dall’obbligo.
Al “dovere” – nella formazione e nell’analisi personale – Esculapio preferisce la scelta, che è il motore del desiderio.
Facendo proprio l’aforisma di Plutarco “Gli studenti non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere“, Esculapio promuove un progetto in cui è messo in moto il desiderio del soggetto, a partire dal primo momento, l’istante di vedere (Lacan, 1945) nella vasta offerta formativa, che resta immediato e aprioristico se non si compie il passo successivo, ossia quello dell’incontro, dunque della scelta.
È questo l’invito di Esculapio: scegliere l’incontro con la teoria, la clinica, la ricerca.
Tempo cronologico e tempo logico della formazione
Se la scelta costituisce l’istante dello sguardo, la formazione è il tempo per comprendere: al tempo cronologico della formazione che è uguale per tutti gli allievi (corso quadriennale) si sostituisce il tempo logico della comprensione che è soggettivo e va rispettato affinché emerga una nuova formazione.
Cosa significa scegliere Esculapio
Dunque, scegliere la Scuola Esculapio significa scegliere:
- Un approccio alla clinica che sia di ricerca permanente, di messa in discussione e verifica continua del proprio operare, rispettando uno stile di intervento personale che non si limiti a riproporre modelli tramandati;
- Una modificazione dell’atteggiamento verso il sapere, che non sia inteso come acquisizione di nozioni o tecniche da applicare, ma che richiede una partecipazione attiva personale alla sua costruzione attraverso un lavoro di confronto produttivo;
- Una modificazione soggettiva che testimoni un cambiamento nel desiderio di specializzazione alla psicoterapia. L’analisi non può essere un obbligo e non può rientrare di diritto nelle attività didattiche. È possibile però, attraverso la formazione, aprire delle occasioni di accesso alla propria vita psichica, segnalare i punti in cui le impasse personali condizionano la libertà di azione.
